Le famiglie delle persone accusate di blasfemia in Pakistan possono subire minacce, sfollamento, difficoltà economiche ed emarginazione sociale pur non essendo accusate di alcun reato.
Le statistiche sui casi di blasfemia normalmente registrano una sola persona: l’accusato.
Ma dietro quella persona possono esserci genitori, coniugi, figli, fratelli e sorelle le cui vite vengono profondamente trasformate.
Eppure, queste persone compaiono raramente nelle statistiche ufficiali.
Le prime ore
Quando un’accusa diventa di dominio pubblico, i familiari possono trovarsi immediatamente in pericolo.
I vicini li avvertono.
Arrivano telefonate.
Le folle cominciano a radunarsi.
Le famiglie possono essere costrette a fuggire portando con sé soltanto ciò che riescono a prendere.
Potrebbe non esserci nemmeno il tempo di recuperare:
- documenti d’identità;
- certificati scolastici;
- medicinali;
- fotografie di famiglia;
- o i propri risparmi.
La perdita della principale fonte di reddito
Se la persona accusata provvedeva al sostentamento della famiglia, il suo arresto può provocare un’immediata crisi economica.
Nel frattempo, sorgono nuove spese:
- avvocati;
- viaggi e trasporti per recarsi in tribunale;
- visite in carcere;
- trasferimento in un altro luogo;
- e, in alcuni casi, misure di sicurezza privata.
I bambini
I bambini possono perdere molto più del denaro.
Possono perdere la scuola.
Gli amici.
La loro quotidianità.
La loro casa.
E il contatto quotidiano con uno dei genitori.
Un padre detenuto per otto anni non perde soltanto otto anni della propria vita.
Anche i suoi figli perdono otto anni della loro vita insieme al padre.
Lo stigma che colpisce l’intera famiglia
Un’accusa di blasfemia può estendere le proprie conseguenze anche ai familiari della persona accusata.
I datori di lavoro possono avere paura di assumerli.
I proprietari di immobili possono rifiutarsi di affittare loro un’abitazione.
I vicini possono evitare qualsiasi contatto.
Un bambino può finire per essere conosciuto semplicemente come:
«il figlio del blasfemo».
Eppure, nessuna di queste persone è stata accusata formalmente di alcun reato.
Un’assoluzione non può restituire il tempo perduto
Supponiamo che la persona accusata venga infine assolta.
La famiglia potrebbe aver già trascorso anni lontano dalla propria casa.
I bambini potrebbero ormai essere diventati adulti.
I genitori potrebbero essere morti.
Le proprietà potrebbero essere andate perdute.
La situazione economica della famiglia potrebbe non riprendersi mai completamente.
Conclusione
Ogni caso di blasfemia contiene quindi due storie.
La storia ufficiale è conservata negli atti giudiziari.
La storia non ufficiale continua a vivere all’interno della famiglia.
Un archivio completo dedicato ai diritti umani deve conservarle entrambe.
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