False accuse e prove insufficienti: cosa rivelano le assoluzioni nei casi di blasfemia in Pakistan

Uomo con documento di assoluzione accanto a un avvocato e ai familiari davanti all'Alta Corte di Lahore – immagine illustrativa

Le assoluzioni nei casi di blasfemia in Pakistan mostrano perché è necessaria la massima cautela quando un’accusa può portare all’ergastolo o alla pena di morte.

Le stesse corti d’appello pakistane forniscono alcune delle prove più significative del motivo per cui è necessaria la massima cautela nei procedimenti per blasfemia.

Numerose persone condannate – alcune delle quali alla pena di morte – sono state successivamente assolte.

Un dato significativo della Commissione Internazionale dei Giuristi

La Commissione Internazionale dei Giuristi (ICJ) ha esaminato più di 100 sentenze relative a casi di blasfemia.

Tra 25 casi ai sensi della Sezione 295-C inclusi nel campione, nei quali i tribunali di primo grado avevano condannato gli imputati, le Alte Corti hanno pronunciato 19 assoluzioni.

La ICJ ha rilevato che irregolarità procedurali e denunce presentate in mala fede figuravano tra i motivi di assoluzione in oltre l’80% dei casi esaminati.

Si tratta di un dato che solleva seri interrogativi sull’affidabilità dei procedimenti nelle loro fasi iniziali.

Asia Bibi

Asia Bibi fu condannata a morte.

Successivamente, la Corte Suprema del Pakistan individuò gravi incongruenze nelle prove presentate dall’accusa e la assolse.

A quel punto aveva già trascorso anni in carcere.

Salamat e Rehmat Masih

Salamat Masih e Rehmat Masih furono entrambi condannati a morte.

Successivamente, entrambi furono assolti dall’Alta Corte di Lahore.

Il loro coimputato, Manzoor Masih, era già stato assassinato.

Sawan Masih

Sawan Masih fu condannato a morte in seguito a un’accusa di blasfemia a Lahore.

Anni dopo, l’Alta Corte di Lahore lo assolse.

Durante le vicende legate all’accusa iniziale, il quartiere cristiano in cui viveva era stato attaccato.

Shagufta Kausar e Shafqat Emmanuel

La coppia cristiana Shagufta Kausar e Shafqat Emmanuel trascorse anni sotto condanna a morte prima che le loro condanne venissero annullate.

Che cosa dimostrano – e che cosa non dimostrano – le assoluzioni

L’assoluzione in un singolo caso non dimostra che ogni accusa di blasfemia sia falsa.

Ma il ripetuto annullamento di condanne in sede di appello dimostra qualcosa di estremamente importante:

il sistema può commettere errori in questi casi.

E quando la possibile pena è la morte, una condanna ingiusta non può essere considerata un semplice errore amministrativo.

Conclusione

I ricorsi in appello vengono talvolta descritti come semplici ritardi tecnici.

In questi casi, tuttavia, il controllo da parte dei giudici di grado superiore ha salvato persone da condanne che le corti d’appello hanno ritenuto non potessero essere confermate.

La lezione è chiara.

Quando le conseguenze possono essere irreversibili, le prove devono essere sottoposte al più rigoroso esame possibile.

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